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Cosa lascia Julio Velasco alla pallavolo italiana - Sport coaching

Aggiornamento: 3 feb 2020

La psicologia dello sport secondo Velasco.



Quali concetti fondamentali sull'attitudine mentale che deve avere un giocatore o una giocatrice vincente ci ha lasciato Julio Velasco nel corso degli anni:


Tutti lo ricordiamo per l’espressione “voglio vedere gli occhi della tigre in campo"


Cosa sono gli occhi della tigre?

La Grinta!

Prima attitudine fondamentale per un atleta che vuole arrivare ad alto livello nel mondo dello sport.

La Grinta batte il talento quando il talento non si impegna abbastanza.

La Grinta che si legge negli occhi di tigre è una attitudine che può essere aumentata con gli strumenti della psicologia dello sport e come esseri umani tutti la possediamo in misura differente ma stimolata può diventare un motore potente per emergere.


Secondo concetto nato insieme alla generazione dei fenomeni con la quale la pallavolo italiana ha visto la sua crescita più grande è la cultura degli alibi.


Cos'è la cultura degli alibi?

“Non riuscire a superare le difficoltà porta alla cultura degli alibi, cioè il tentativo di attribuire un nostro fallimento a qualcosa che non dipende da noi. Ho conosciuto centinaia di atleti. Alcuni vincenti, altri perdenti. La differenza? I vincenti trovano soluzioni. I perdenti cercano alibi”.


Ogni atleta deve sentirsi primariamente causa di quello che succede, ovvero prendersi la responsabilità di quello che va bene e di quello che va male e quanto più si sente protagonista della sua carriera, tanto più sarà efficace e determinante.

La trappola degli alibi è subdola e bisogna fare grande attenzione a delegare all’esterno la riuscita della nostra prestazione.

Molto facile come diceva Velasco dare la colpa al palleggiatore se sbaglio l’attacco ma resta il fatto che il punto l'ho perso e se anziché giudicare l'alzata del palleggiatore avrei potuto essere sicuramente più efficace trovando una soluzione migliore.

“Gli schiacciatori non giudicano l’alzata, la risolvono!”




Un altro concetto fondamentale di cui ha parlato spesso e che non viene valorizzato abbastanza riguarda il saper perdere:


“Lo sport serve a imparare a perdere, oltre che a vincere. Vincere non è solo battere gli avversari, vincere significa superare i propri limiti: questa è la prima vittoria che uno deve cercare di ottenere.

Accettare di perdere significa sapere perdere. Invece nei comportamenti prevalenti c’è sempre un colpevole, c’è sempre un motivo: l’arbitro, il tempo, il fuso orario… Saper perdere significa non dare la colpa a nessuno , prendersi la responsabilità della propria prestazione”.

Perché saper perdere è importante? Perché nello sport le sconfitte sono spesso pari se non più delle vittorie e nelle sconfitte che si può mollare si può cadere nella trappola di trovare degli alibi per i quali non sono io ad aver giocato male ma varie motivazioni esterne da me non controllabili che hanno dato questo esito infausto.

È nella sconfitta che si tempra il carattere, le vittorie aumentano la sicurezza, le sconfitte aumentano la resilienza tutte e due le facce delle medaglie sono fondamentali al miglioramento continuo di un atleta"


Ai colleghi allenatori durante i suoi speech ha lasciato molti spunti importanti per svolgere questo delicato ruolo di educatori oltre che di semplici allenatori della tecnica.

L'allenatore è il leader della squadra è per essere leader innanzitutto bisogna essere autentici:


"Il leader deve essere sé stesso. Quello che non funziona, soprattutto con i giovani, è chi vuole essere ciò che non è. Perché gli altri se ne accorgono subito, cominciano a grattare, scoprono che sotto la superficie non c’è sostanza e ci ridono dietro.

Non è detto che il leader debba essere per forza un duro. Io lo sono, ma conosco grandissimi allenatori che hanno un altro modo di approcciarsi ai giocatori con gli stessi risultati»


Ci sono vari tipi di leadership che vanno utilizzati dall’allenatore a seconda della situazione è dagli atleti che ha a disposizione in quel momento, ma saper utilizzare vari stili di leadership non vuol dire recitare una parte forzata.

Come dice bene Julio, bisogna essere autentici a calzare la leadership sulla propria personalità altrimenti i giocatori se ne accorgono e perdiamo subito la credibilità.


Un altro concetto fondamentale nello sport giovanile: non tutti i ragazzini e ragazzine arriveranno ad essere campioni e campionesse ma tutti cresceranno ed è importante che grazie ai preziosi insegnamenti dello sport possano diventare uomini e donne migliori.


"Ai giovani io dico: voi dovete cercare di vincere il più possibile, ma non credete a chi dice che il mondo si divide in vincenti e perdenti.

Io credo che il mondo si divida soprattutto tra brave e cattive persone. Poi tra le cattive persone ci sono anche dei vincenti, purtroppo. E tra le brave persone ci sono, purtroppo, anche dei perdenti".


Oggi dopo la notizia dell’addio alla carriera di allenatore di Julio Velasco il mondo della pallavolo italiana lo celebra con riconoscenza per il grande lavoro che ha fatto nel nostro paese.

Anche da parte un ringraziamento a Julio per tutti i concetti che ci ha lasciato nel corso degli anni, hanno svolto un ruolo importante nella crescita personale di intere generazioni di atleti.




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