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Cosa lascia Kobe Bryant al mondo dello sport e non solo – Sport coaching

Attraverso i suoi pensieri più celebri portiamo alla luce alcuni punti fondamentali per essere un performer di alto livello, come lo era Kobe.



„Se non credi in te stesso, chi ci crederà?“

Non ci crederà nessuno, ma se sei fortunato potrai anche trovare qualcuno che crede nel tuo potenziale ma che non riuscirà a convincerti se non ti prenderai la responsabilità e il coraggio di testare quanto vali.


„È vero, a volte dico ciò che penso perché gioco ogni gara come se fosse l'ultima ed è frustrante vedere gli altri che non la pensano così.

Se la squadra ha bisogno è necessario stringere i denti, anche con qualche infortunio.“


Perché i campioni, i leader fanno così, non si tirano indietro, sanno che la gara potrebbe anche essere l’ultima, perché nello sport non si sa mai e chi ha avuto brutti infortuni lo sa … e vale anche nella vita. I Campioni giocano sempre come se fosse l’ultima partita.


„Non andiamo a cena assieme, non siamo amici. Ma il rapporto coach-giocatore è ideale. È conflittuale il giusto, perché entrambi amiamo le sfide. Senza Phil non sarei diventato quello che sono.“

L’allenatore (come tutti gli educatori genitori compresi) non deve essere tuo amico, altrimenti si perde quella “giusta conflittualità” di cui parla Kobe, quella che serve a mantenere il ruolo di guida e insegnante, che devi rispettare perché nella gerarchia sta più in alto e senza questa posizione ti può insegnare poco e niente, perchè spesso apprendere fa male.

L’allenatore efficace è sincero, sa metterti di fronte a quello che devi superare, te lo fa vedere anche quando non vuoi perché senza vederlo non cresci e rimani mediocre.


„[Sui momenti bui] È successo, e succede, quando perdi il divertimento per il gioco. Quando ti fai schiacciare da due cose: le aspettative che gli altri hanno nei tuoi confronti, e le distrazioni legate a tutti gli obblighi commerciali che ti stanno attorno. Allora devi ricordarti che quello che fai è una benedizione. Che è un gioco, semplicemente un gioco. Devi recuperare l'istinto di quando eri bambino.“

Perché in una carriera di lunga durata accade di tutto, puoi perdere la motivazione, puoi farti distrarre da tante cose che stanno intorno al tuo essere atleta e puoi recuperare il focus ricordandoti da dove sei partito, perché sei partito e ricominciare a giocare, con serietà perché è il tuo lavoro ma in fondo anche i bambini quando giocano sono molto seri.


„Cara Pallacanestro, hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker e per questo ti amerò per sempre. Ma non posso amarti più con la stessa ossessione. Questa stagione è tutto quello che mi resta. Il mio cuore può sopportare la battaglia la mia mente può gestire la fatica ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.“

Perché ad un certo punto e spesso ancora in età giovane, la carriera dell’atleta finisce e bisogna saperla abbandonare senza perdersi, chiudere il ciclo e aprirne altri in cui investire la stessa passione e devozione che un campione sa mettere in campo.

In un altro campo.


“Sono praticamente inarrestabile. Quando la partita si mette male, i miei compagni sanno a chi rivolgersi”

Perché sei vuoi essere un campione, nelle difficoltà ti devi gasare, devi crescere, devi accettare la sfida quando più scotta, quando hai tra le mani la partita della vita e magari le cose stanno andando male.


Onore a Kobe, al campione che è stato, a quello che ha lasciato, perché in questo resterà immortale.



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